Informazioni sul mondo di neonati e bambini

La quercia come simbolo della famiglia

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domenica 21 luglio 2019

Secondo mese di vita: cosa succede e come aiutare lo sviluppo psicomotorio

Nel secondo mese di vita succedono dei cambiamenti importanti riguardo al movimento e anche rispetto alle competenze. Ad esempio, molti dei riflessi primitivi lasciano il posto a movimenti più controllati dal bambino, il pianto diventa più consistente cambiando di tono e qualità, fino ad assomigliare, in alcuni casi, a delle vocalizzazioni vere e proprie e con intento comunicativo!!!


La consapevolezza di ciò che cambia man mano che il neonato cresce, porta il genitore ad essere un genitore che "sapiente", cioè che sa di cosa ha bisogno il suo bambino e come fare per stimolare la sua crescita verso il ritrovamento di un nuovo equilibrio.


Vi invito quindi a visionare il video appena pubblicato sul canale





domenica 6 gennaio 2019

Un neonato di 2 mesi può piangere per noia. Oltre al cibo e al sonno ha bisogno anche di giocare


In questo articolo abbiamo parlato dei vari tipi di pianto del neonato e come sia importante imparare man mano a distinguerli, soprattutto per non confonderli sempre con il pianto per fame.

Uno dei motivi per cui il neonato piange è per noia. Povero!! Del resto cosa può fare tutto il tempo? Sonnellino dopo mangiato e poi, tutto un gran concerto di riflessi e piccoli movimenti a scatto. E sopraggiunge la noia! In men che non si dica, la mamma si ritrova a dover sempre tenere in braccio il neonato cercando di fare l'impossibile tra lui e le altre faccende di casa,...e, se stessa!

I giochi da poter fare con un neonato sono diversi e svariati. Dal 4° o dal 5° mese in poi diventa più facile giocare con i piccoli esserini. I momenti più difficili sono invece i primi 3 mesi.
Elencherò comunque un gioco per mese (fino al decimo mese) come esempio e come spunto per crearne di nuovi 😄. 

Ogni attività proposta andrà a sollecitare uno dei sensi del bimbo.

  • Primo mese: muovete una torcia luminosa davanti ai suoi occhi da destra a sinistra molto lentamente. A volte fermatevi. E' importante che la luce sia opaca, magari filtrata da un panno bianco o colorato.
  • Secondo mese: giocate con le sue dita delle mani e dei piedi prendendole tra le vostre una per volta e massaggiandole. Si può fare anche con una crema o con un olio, ma anche senza niente. Se usate un prodotto assicuratevi che sia di origine naturale e senza profumazioni. Mentre lo fate potete cantare una canzoncina o una filastrocca, aggiungendo una stimolazione sonora a quella tattile.
  • Terzo mese: Chiamate il bambino prima di entrare nella stanza con il suo nome e con un tono di voce scherzoso. Poi vi fate vedere, sparite e ripetete dall'inizio.
  • Quarto mese: legate un sonaglietto ad uno dei polsi del bambino e muovetegli la mano in modo che suoni, poi lasciate fare a lui o al caso. Prima o poi comincerà a cercare di capire cosa succede...
  • Quinto mese: sdraiate il bambino per terra su una coperta o un tappetino e sdraiatevi anche voi con lui. Da questa posizione tutto ha un punto di vista differente. Giocate a rotolarvi con lui da un lato a all'altro del corpo.
  • Sesto mese: mettere le mani del bambino sulle vostre labbra e pronunciate dei suoni. Lui sentirà con le mani le diverse vibrazioni prodotte dai suoni, oltre che ascoltare i suoni stessi.
  • Settimo mese: prendete delle cose che fanno rumore nel momento in cui le battete con un mestolo. Diverse cose faranno rumori diversi ed il bambino ne sai attratto. Esistono tanti giochi sonori di questo tipo, ma il fascino di giocare con oggetti "improbabili" e di uso quotidiano lo divertirà di più.
  • Ottavo mese: se è in grado di arrivare alla posizione seduta da solo, giocate con un salvagente da mare a forma di ciambella. gonfiatelo davanti a lui e poi mettetelo seduto dentro. Gli piacerà sentirsi circondato e magari cercherà di uscire dalla situazione....
  • Nono mese: mettetevi per terra con diverse ciotole contenti diversi oggetti piccoli come le palline, tappi di plastico o di sughero, anche cibi come la pastina, fagioli secchi, poi fategli immergere i piedi e/o le mani e descrivetegli voi le sensazioni che provate
  • Decimo mese: gonfiate davanti a lui un palloncino e poi sgonfiatelo facendogli sentire l'aria che esce prima sul viso, poi su una gamba, poi sulla pancia e via dicendo. Potete anche fargli sentire i suoni che fa sgonfiandosi.
A voi adesso la fantasia e la creatività per stimolare il vostro bambino con giochi proposti da inventati piuttosto che comprati!!! 😉 E buon divertimento!!! 😄


giovedì 18 ottobre 2018

Primo mese di vita: cosa succede e come aiutare lo sviluppo psicomotorio

Quando arriva un piccolino nella vita di una coppia, spesso è un momento magico: la novità, le visite delle persone care, è tutta una gioia. A volte può succedere che questo momento venga un po' offuscato quando la mamma rimane sola con il neonato poiché dopo averlo cambiato, nutrito e lavato arriva l'inevitabile domanda: e adesso? Che ci faccio?


Prima di rispondere alla domanda bisogna comprendere il neonato, il suo comportamento, cosa gradisce e cosa non gradisce. Anche nel primo mese di vita lui ha delle preferenze e possiamo accorgerci di questo osservandolo quando sta per conto suo e osservare la sua reazione ai diversi stimoli che si presentano o che gli presentate voi.

I bisogni del primo mese di vita sono sia i bisogni primari, cioè quelli inerenti la sopravvivenza, quindi mangiare, dormire ed essere coccolati. Ci sono poi delle cose che se proposte aiutano e facilitano lo sviluppo psicomotorio del neonato.

I neonati nel primo mese di vita stanno vivendo un passaggio importantissimo, quello che dalla pancia e dal nuotare nel liquido amniotico li fa arrivare in un posto con rumori, suoni, odori e la gravità. Ebbene si, c'è la scoperta della gravità che nella pancia il feto non sente. Ed il bambino dovrà imparare a relazionarsi ad essa, con movimenti, tono, posture... e chi si prende cura di lui può aiutarlo a trovare vie semplici per raggiungere un buon equilibrio psicomotorio, armonizzando le aree dello sviluppo.


Vi invito quindi a visionare il video in modo da scoprire alcune cose che possono aiutarlo nel suo primo mese di vita.



mercoledì 7 marzo 2018

Cos'ha mio figlio? Individuare precocemente alcune forme di autismo

Quasi tutti i genitori che hanno un figlio autistico, riportano che avevano fin dall’inizio “la sensazione che qualcosa non andasse bene”. Fino poi ad arrivare all’età di 4, 5 a volte anche 7 anni del bambino e di ricevere una diagnosi che rientra nello spettro autistico, dopo aver girato e rimbalzato tra ospedali, studi medici vari, e siti internet.

Ormai si parla di “spettro autistico” proprio perché le forme di espressione dell’autismo sono molto eterogenee tra loro, e non sempre gli specialisti riescono ad arrivare velocemente ad una diagnosi certa, soprattutto se il bambino è ancora troppo piccolo. In Italia poi si soffre ancora molto di modalità diagnostiche ed etichette diagnostiche ormai superate che, invece di aiutare, confondono ulteriormente i genitori.

Da diversi anni ormai vengo a conoscenza di genitori che riportano alcune osservazioni sul proprio figlio che sfuggono in qualche modo ad una diagnosi precoce (fondamentale per un intervento efficace) ma che sono predittivi di forme di autismo, diagnosticate più tardi nell’età. A seguire alcuni dei comportamenti osservati dai genitori. Tali comportamenti possono essere presenti tutti o una parte di essi:

  •  Ritardo o anomalie nello sviluppo motorio. Ad esempio, il bambino comincia a camminare in ritardo di più di sei mesi dall’età adatta (intorno ai 12 mesi), oppure cammina con un equilibrio precario anche a 24 mesi, oppure camminando sbatte spesso, è goffo. Cammina sulle punnte.
  • Anomalie e ritardo nello sviluppo del linguaggio. Ad esempio, comincia a parlare precocemente senza commettere errori di pronuncia (tipici dei bambini) e usando un vocabolario forbito, oppure intorno ai tre anni non si è ancora sviluppato il linguaggio che risulta assente o molto povero di vocaboli.
  • Altre anomalie nel linguaggio. Ad esempio, parla in terza o seconda persona invece che in prima, ripete le domande a lui poste piuttosto che rispondere, parla per frasi fatte sentite da adulti o genitori, ripetere di continuo la stessa parola o la stessa frase.
  • Problemi di comportamento a scuola. Ad esempio, risulta essere molto timido, non gioca con i compagnetti, tende a stare con le insegnanti e ad imitarle.
  • Anomalie nel gioco solitario. Ad esempio, non gioca con i consueti giochi da bambino prediligendo giocare con oggetti tipo mollette, pentole, elettrodomestici, può mettere in fila oggetti (facendo file infinite). Collezionare in modo ossessivo oggetti (come dinosauri, macchinine, penne). Potrebbe avere la passione per gli atlanti, il meteo.
  • Anomali negli apprendimenti. Ad esempio, potrebbe già a due anni aver imparato a leggere da solo i numeri e/o le lettere, o anche parole intere.
  • Anomalie nel tipo di memoria. Ad esempio, potrebbe ricordarsi a memoria tutte le strade e, in maniera ossessiva vuole che si percorra sempre la stessa strada per andare nello stesso posto.
  • Anomalie nel comportamento. Ad esempio, potrebbe avere degli scatti di ira molto violenti e che durano molto e che a volte sembrano inspiegabili, potrebbe fiutarsi di entrare in un negozio specifico senza motivo apparente, potrebbe essere attirato o, al contrario, aver paura di alcuni tipi di rumore (frullatore, aspirapolvere, camion della spazzatura), potrebbe essere attirato da alcuni odori, avere invece delle restrizioni alimentari molto severe, potrebbero dargli fastidio in modo eccessivo alcune luci.


Nel caso in cui il bambino abbia presente nei suoi comportamenti alcuni di quelli elencati qui sopra, sarebbe opportuno contattare uno specialista nel settore. E’ un passo duro, difficile, enorme… ma la diagnosi precoce è davvero uno dei fattori più importanti per uno sviluppo più armonioso possibile del bambino.

martedì 27 febbraio 2018

Schema dello sviluppo emotivo-relazionale da 0 a 48 Mesi


Premessa
Lo sviluppo emotivo-relazionale non avviene nel bambino da solo, come non è il genitore da solo che permette l'innesco di tale sviluppo. Lo sviluppo emotivo-relazionale per definizione nasce e cresce all'interno della relazione.
Quindi, le "tappe" evolutive descritte sono sempre da intendere come inserite in una relazione tra il bambino e chi si occupa di lui.
Questo significa che quello che accade in una relazione genitore-bambino dipende sia da come il genitore si relaziona al bambino sia da come il bambino si relaziona al genitore.

Nel caso in cui non sia presente un comportamento descritto, esso potrebbe apparire successivamente, oppure, la coppia caregiver-bambino necessita di una facilitazione che permetta una sintonizzazione affettiva capace di modificare il tipo di relazione.

Inoltre, le tappe qui descritte partono dalla nascita in poi, ma in realtà la relazione madre-bambino inizia molto presto: si può dire che inizia dall'innesto della morula nella parete uterina.

3 Mesi

Immagine presa da http://aayiba.blogspot.it
Dalla nascita fino intorno ai tre mesi il bambino cerca di regolarizzare ed organizzare tutte le sensazioni che gli arrivano dall'interno e dall'esterno del suo corpo (ambiente e persone). Mostra interesse verso le cose che lo circondano, ad esempio riuscendo a girarsi verso una fonte sonora, o agendo su oggetti e avvenimenti esterni anche se ancora in modo "opaco".

5 Mesi

Il bambino comincia a sorridere al genitore, a guardare in modo più direttivo, produce dei suoni che comunicano chiaramente il piacere verso qualcosa, come l'essere buttato per aria o l'essere cullato e accarezzato. Si mostra felice di vedere le persone a lui familiari.

9 Mesi

Si sviluppa l'intenzione, il "voglio". Ad esempio il bambino comincia ad indicare ciò 
che desidera: magari allunga la mano verso l'oggetto oppure mostra qualcosa. 

E' l'età in cui allunga le braccine producendo dei suoni per essere preso in braccio. Inizia 
anche un accenno alla reciprocità comunicativa, nel senso che produce dei suoni quando ci si rivolge a lui. 

Da un sorriso nasce un altro sorriso, da un "gorgheggio" nasce un altro "gorgheggio" e che tutto questo fa parte di un dialogo.

14-18 Mesi

In questa fase il bambino comincia ad arricchire la modalità di interazione: porta il genitore verso ciò che vuole, guida la mano dell'adulto per farsi aprire una scatola, fino ad arrivare ad imitare gli adulti che gli stanno intorno, ad esempio cercando di imitare gli stessi suoni o gli stessi gesti che vede proposti.

https://www.harikabebek.com/24-ay/
24-30 Mesi

Ed ecco il passaggio da ciò che è più concreto alla scoperta delle idee e dei simboli. 

Il bambino fa esperienza che l'immagine di un oggetto può rappresentare l'oggetto stesso e un oggetto può "fare le veci" di un altro oggetto. 

Ed ecco comparire il gioco del "far finta", ad esempio prendendo una banana e facendo finta di telefonare. Il bambino inizia anche a dire le prime parole, fino ad utilizzare delle frasi semplici per esprimere i suoi desideri e bisogni. 

Riesce a condividere sentimenti come gioia, interesse, tristezza.

36-48 Mesi

E' l'epoca dei "cosa?" e dei "perché?" che vengono soddisfatti anche dalla nascita di una 
competenza emotiva più complessa. 

Il bambino comincia a creare delle connessioni tra ciò che accade e le emozioni. 

Le interazioni si fanno più complesse e sono fondate anche sul dare e sul ricevere. 

Arrivano ai 4 anni che sono in grado di spiegare il perché vogliono qualcosa e di scambiare una conversazione logica di almeno quattro battute.

Lo sviluppo emotivo-relazionale non si conclude certamente qui, continua per tutta la vita in un fluttuare di continue ondate di cambiamento.

giovedì 9 luglio 2009

mercoledì 8 luglio 2009

I genitori di oggi (?)

Dopo i vari articoli di giornale sul "caso Noemi" mi sto domandando quali siano i genitori di oggi, non tutti certo, ma mi domando sui genitori che inseguono il proprio sogno adolescenziale tanto da mandare la propria figlia, o il proprio figlio, "alla gogna".
Anche in trasmissioni come Zelig (video sotto) si affrontano nella comicità questi temi, e questo significa che sono comportamenti ormai all'ordine del giorno. Ma nonostante il fatto che "la famiglia siciliana" della trasmissione faccia sorridere, è il caso di cominciare a rilettere seriamente su come i genitori crescono i loro figli e cosa vogliono per essi, prima che il tempo e la vita interferiscano e i giochi siano già fatti.

Le radici della moralità hanno un inizio lontano: fin dai primi giorni di vita del bambino, ma anche dal concepimento in poi, i comportamenti della mamma prima e del padre poi, ne influenzano lo sviluppo.
Il rispetto per il prossimo e per se stessi nascono da un senso di umanità condivisa e si sviluppano solo se il bambino ha la possibilità di interagire abitualmente e coerentemente con un adulto che lo aiuta e lo incoraggia nell'ambito di una relazione capace di fornire sicurezza e intimità.
Durante le interazioni tra genitori e bambini accadono delle cose: il bambino ad esempio può far succedere un evento, esprimere un'emozione, avere una esperienza di conoscenza corporea e avere dei primi segni di altruismo.
A seconda delle reazioni diverse dei genitori alle loro espressioni emotive i figli si formano delle aspettative diverse circa quel che è bene e quel che è male, che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.
Stiamo parlando, ovviamente, di bambini molto piccoli, ma l'educazione, lo sviluppo, il futuro uomo o la futura donna sono proprio racchiusi in quel piccolo corpicino, e le esperienze relazionali che esso farà con i propri genitori e con le persone significative per lui saranno di fondamentale importanza.
L'educazione, se così la vogliamo chiamare, o comunque quella cosa per cui i futuri uomini e donne hanno la possibilità di essere degli uomini e delle donne mature, comincia presto, prestissimo. I genitori devono cominciare ad assumersi la responsabilità del loro ruolo ancor prima che arrivi il bambino se vogliono che il loro bambino cresca in modo sufficientemente sano e rispettoso di sé e degli altri.

Negli ultimi tempi vedo sempre di più genitori adolescenti di figli adolescenti. E i genitori sufficientemente buoni che fine hanno fatto?




(Parte di ciò che ho scritto nel post fa riferimento al pensiero di S. I. Greenspan)

venerdì 14 novembre 2008

Una mamma che ascolta

L'ascolto permette di comprendere l'altro e di sapere cosa fare per lui. Riconoscere quali sono le competenze dell'altro e incoraggiarlo ad esprimerne di nuove permette e facilita la crescita, la maturazione dell'identità, l'indipendenza.

Questo video ne offre un breve ma intenso esempio:

domenica 26 ottobre 2008

L'uomo che svolazza (parte IV)


- Alcuni uomini "svolazzano". Non hanno più "i piedi sulla terra".
Tu svolazzi,
quando prendi i sogni per realtà, quando trascorri il tuo tempo a concepire dei progetti che non realizzerai mai, quando non riesci ad adattarti alle persone e alle cose, quando non ti accetti così come sei, non accetti gli altri, l'ambiente in cui vivi, il posto che occupi, gli avvenimenti che ti toccano...
Tu svolazzi quando, per paura della realtà, difetti di generosità, o, per soddisfazione orgogliosa, ti lasci trasportare dal sogno.
- Sognare la tua vita non è viverla.
Tu hai diritto di attaccarti ad un sogno solo per portarti in avanti, mai per allontanarti dalla realtà, mai per fuggire questa realtà.
- Per costruirsi bene e restare in piedi, devi ricordarti spesso i diversi piani dell'uomo e la loro gerarchia, poi osservati lealmente di fronte a questa persona, a questo atto, a questo atteggiamento...Cos'è che ti ha spinto a decidere così, ad agire o reagire in quest'altro modo? Se non sei stato tu a comandare, il fatto d'averlo constatato è già di per sé una vittoria del tuo spirito. Dimostra che non è più una vittima cieca, ma che si sta liberando e sta riprendendo il suo posto direttivo nella tua vita.
- Con i suoi soli mezzi l'uomo non può restare in piedi: il suo corpo è troppo pesante, la sua sensibilità troppo intraprendente. Ha bisogno di una forza che lo sollevi dall'alto, lo sostenga e lo trasformi nel suo intimo.
Se apri la tua anima a Dio, sarai forte della tua stessa forza, e la tua sensibilità ed il tuo corpo saranno in mano tua, poiché le tue mani saranno nelle sue.
Dal libro "Donare" di M. Quoist.

martedì 21 ottobre 2008

L'uomo che striscia (parte III)

- Altri uomini avanzano invece strisciando; è la sensibilità, in essi, che comanda.

La tua sensibilità è padrona in te quando un affetto diventa passione, e sfuggendo al controllo della ragione, ti fa "perdere la testa".

Se la sensibilità domina, paralizza anche lo spirito, lo trascina a rimorchio, non è più in grado di giudicare bene, di agire liberamente.

- Non sei forse diventato schiavo irrimediabilemente schiavo della tua sensibilità? Può darsi; ma, in te, non riesce a governare troppo spesso?

Tu giudichi che quella persona ha ragione, solo perché le vuoi bene in modo sensibile, mentre quell'altra ha torto perché tu "non la puoi soffrire".
Lavori con uno dei tuoi professori perché è simpatico, non fai nulla con l'altro perché "non riesci a digerirlo".
Ti dedichi, ti sacrifichi molto più per uno che non per l'altro, perché tu gli vuoi sensibilmente bene: tu lavori volentieri insieme a un tale perché per lui "andresti in capo al mondo", mentre con il suo amico non potresti mai collaborare.
Sei depresso, non sei più capace di far nulla, perché un rimprovero ti ha ferito, un sorriso ironico ti ha addolorato, una mano ti si è rifiutata.
Non hai più il coraggio di lottare perché i tuoi sforzi non vengono osservati, perché non ottieni alcuna "consolazione" (per la tua sensibilità affamata).
Oggi tu preghi perché sei "in forma", e tu sei in forma perché hai ricevuto una lettera piacevole, perché il tuo amico ha avuto nei tuoi riguardi un gesto delicato, perché sei stato commosso dallo spettacolo d'un grande dolore...
Ma domani non potrai più pregare perché sarai "a terra", e sarai "a terra" perché non sarai riuscito ad ottenere qualche risultato sensibile da tutti i tuoi sforzi, perché qualcuno non avrà creduto alla tua buona volontà oppure il tuo amico ti avrà ingannato o abbandonato...

Tu non sei in piedi, tu, schiavo, strisci!

- L'uomo in piedi è colui il cui spirito, completamente libero, comanda alla sensibilità e al corpo. Non disprezza nè l'uno nè l'altro, perché tutti e due sono belli, utili perché creati da Dio, ma li domina e li dirige. E' lui il capo; loro, sono soltanto i servitori.

- Hai diritto a lanciare in avanti la tua sensibilità od il vigore del tuo corpo; sono una forza, ma tu devi orientarla; sono le tue cavalcature, tu puoi inforcarle, ma conserva saldamente in pugno le redini; sono la tua vettura, puoi farti portare, ma devi impugnare bene il volante. Se i tuoi destrieri s'inalberano, se tu perdi il controllo del tuo veicolo, incorrerai certamente in un incidente.

Dal libro "Donare" di M. Quoist.

domenica 19 ottobre 2008

L'uomo che cammina sulla testa (parte II)



- Alcuni uomini caminano sulla testa. Non è questo il modo, l'uomo non è fatto per camminare così.

Tu cammini sulla testa allorché il fisico, il tuo corpo, vuole comandare, stando al di sopra. E' questa la sensualità sotto tutti i suoi aspetti.

Può anche trattarsi di una malattia che schiaccia, invece d'essere dominata e offerta.

- Se il tuo corpo decide, ordina, e se tu obbedisci, il suo peso schiaccierà in te tutto il resto. La tua sensibilità si affievolirà, il tuo spirito soffocherà e diventerà anemico.

- Il corpo, in te, non ha preso completamente e definitivamente le redini del potere? Forse, ma se però tu ti osservi lealmente, ti sorprenderai più d'una volta a camminare sulla testa:

  • questa golosità a cui non puoi resistere,
  • questo dolce, questo bicchiere di vino,
  • questa mollezza del tuo corpo che al mattino si rifiuta d'alzarsi, o scarta ogni sforzo,
  • questa sensazione ricercata e assaporata senz'altro scopo che la tua soddisfazione
  • questo piacere sensuale desiderato come fine a se stesso.

Orsù, in piedi, sii uomo!

(Dal libro "Donare" di M. Quoist)

sabato 4 ottobre 2008

L'uomo in piedi (parte prima)

Psicologicamente, pochi sono gli uomini "costruiti" normalmente.
Pochi uomini hanno riodinato e messo in ordine i differenti piani del loro essere.
Pochi uomini sono perfettamente equilibrati, oppure non sono stati aiutati a costruirsi (educazione).
Oppure non si sono mai costruiti da soli (sforzi dell'adolescente e dell'uomo adulto).
Oppure si sono rovinati, gli altri, le cose, le strutture esterne, la vita li ha rovinati.
Pochi uomini meritano realmente il nome di uomo.


L'uomo costruito bene è a tre piani:
al terzo, lo spirituale,
al secondo, il sensibile,
al primo, il fisico.
(Se noi parliamo di "piani" nell'uomo, è per distinguere il rispettivo valore degli elementi che lo compongono: ma non dimentichiamo che l'uomo è uno, e che impegna tutto il suo essere in ogni suo atto).
I tre "piani" sono uniti, comunicano fra loro, hanno influenza uno sull'altro, ma la loro gerarchia dev'essere rispettata: il fisico è al pian terreno; è il meno nobile - mentre lo spirituale è in alto, è il più bello.
Se l'ordine dei valori non è rispettato, la costruzione è malfatta, e l'uomo è rovinato.
(Fonte: Donare, il diario di Anna Maria di M. Quoist)

domenica 27 luglio 2008

Il mondo incantato


Un libro molto interessante dove vengono analizzate le fiabe tradizionali tramite un approccio psicoanalitico.

Sapere perché un bambino si fa raccontare "cento volte" e "fino alla nausea" (dei genitori avviamente!) la fiaba di Hansel e Gretel o di Cappuccetto Rosso o ancora della Bella addormentata nel bosco, aiuta i genitori a capirlo meglio, a entrare nel suo mondo, nella sua mente e, si può provare a "guardare" con i suoi occhi il mondo minaccioso di noi adulti.

Il libro offre anche un'altra possibilità: quella di ascoltare e ricordare il bambino che è in noi adulti. Leggerlo diventa così anche una ri-scoperta di se stessi.
Nell'indroduzione vengono messi in rilievo i motivi per cui è buono continuare a raccontare le 'vecchie fiabe di sempre' ai propri figli, tralasciando le più recenti che, purtroppo, non brillano per aiutare il bambino nella crescita psicologica, emotiva e creativa (avranno altri meriti), poiché non c'è niente di nascosto, niente di interpretabile, il tutto è presentato molto, troppo chiaramente. Questa modalità, tutta moderna, non tralasciando spazio alla fantasia del bambino, non la stimola.

Consiglio la lettura di questo libro, anche se la terminologia a volte può risultare ostica a chi non è abituato a termini psicoanalitici.
Consiglio di raccontare le vecchie-ma-sempre-attuali-fiabe ai vostri figli e ai bambini che riempiono la vostra vita...e, ricorda Bettelheim, è importante non svelare il risovolto psicologico delle fiabe ai bambini, per non vanificarne lo scopo di crescita che tale risvolto racchiude in sé.

domenica 29 giugno 2008

Il primo anno di vita


Moltitudini di ricerche e di articoli affermano che il primo anno di vita del bambino è di fondamentale importanza per il suo futuro.
In questo delicato periodo la madre ha un ruolo di grande importanza.
Oggi si preferisce parlare di caregiver, una parola inglese che, come spesso accade, non ha un corrispettivo in italiano. Colui che si prende cura è il significato che più gli si avvicina.

Leggevo in questi giorni un articolo su internet che ha attirato la mia curiosità poiché risaltavano le parole "madre-bambino", "rapporto", "predittivo", "adolescenza".

Nell'articolo viene scritto che i ricercatori della University of Chicago (in inglese fa più effetto, come caregiver per dire genitore o chi-ne-fa-le-veci) hanno verificato tramite uno studio che il tipo di rapporto madre-bambino, definito dal carattere o dalla personalità (come fossero la stessa cosa) della madre in interazione con il temperamento (altra parola usata chissà con quale accezione) del bambino, possa essere predittivo di ciò che accadrà durante il periodo adolescenziale.

Più o meno nulla di strano, fin qui. Se non che alla fine dell'articolo viene scritto, riporto testualmente:

"I risultati ottenuti hanno dimostrato, ancora una volta, che i primi mesi di vita di un bambino sono essenziali per determinare la percezione del mondo e il modo di relazionarsi. Poiché in questi mesi i piccoli passano la maggior parte del tempo con le madri, dalle quali dipendono soprattutto per il cibo, è proprio la mamma ad avere un ruolo determinante".

I 'piccoli' dipendono dalla madre soprattutto per il cibo.
I 'piccoli' dipendono dalla madre soprattutto per il cibo?
Soprattutto?

Non sono d'accordo.

Anni fa, alla fine non tanto lontani dai nostri (1958), un tipo di nome Harry Harlow fece un esperimento con cui dimostrò che se un cucciolo di scimmia viene messo in una gabbia con due finte mamme-scimmia una delle quali dispensa solo latte e l'altra solo 'calore' poiché più accogliente, sceglie di stare accoccolato vicino alla mamma che abbraccia dimenticandosi di mangiare per ore.
All'epoca tali esperimenti potevano essere eseguiti, oogi sarebbero non permessi dall'etica professionale (fortunatamente), ma l'esperimento di Harlow (e altre repliche) ha dimostrato che la necessità di un contatto fisico è un bisogno primario ed è indipendente da quello relativo al soddisfacimento del bisogno di cibo.

Se si parla di rapporto-madre bambino, non si può descriverlo dicendo che è delineato 'soprattutto' da una esigenza di cibo da parte del neonato, anche se con questa frase forse si voleva velatamente giustificare il fatto che sono le mamme a doversi prendere la responsabilità di ciò che accade nei primi mesi di vita del bambino, proprio perché dovendo nutrirli devono passare più tempo con loro. Non mi meraviglio se poi molte mamme decidono volontariamente di non allattare o di smettere di allattare precocemente il loro bambino.

Tra l'altro mettendo di mezzo parole come 'carattere', 'temperamento' e 'personalità', molte persone (non provenienti da studi psicologici) potrebbero intendere che in questo rapporto è inutile intervenire in qualche modo per cambiare le cose perché il 'caratte' è immutabile. Mentre tutti i rapporti umani sono mutabili e dinamici si potrebbe dire per definizione.

Non critico sicuramente l'articolo o il modo in cui è scritto, del resto è una notizia che viene riportata come oggi va di moda riportare le notizie: senza spiegare granchè enunciando solo l'accaduto. (A meno che non si tratti della pubblicazione dell'intero articolo, dove viene descritta la ricerca per intero).

Quello che mi chiedo è: una mamma che legge una notizia come questa, dove viene studiato e ulteriormente indagato, in pratica, il rapporto tra lei e suo figlio, come precursore di chissà cosa durante l'adolescenza e, alla fine di ciò viene scritto che la mamma passa tanto tempo con il bambino perché lui è dipendente da lei soprattutto per il cibo (al di là del motivo reale per cui è stata scritta questa frase), ma che le rimane impresso nella mente? Quale pensiero o fantasia può suscitare in lei?
Tutto ciò, è giusto?

sabato 7 giugno 2008

Il sonaglio: gioco importante per la crescita del neonato

Negli ultimi tempi molte persone pensano che il sonaglio sia un giocattolo passato di moda. A causa di questo pensiero a molti bambini viene negato l'utilizzo di questo utile gioco.
Il sonaglio, tanto caro alle nostre nonne, è infatti un gioco molto importante per lo sviluppo sensoriale, motorio e cognitivo del bambino.

E' un oggetto sonoro che con il suo tintinnio offre al bambino una sensazione rassicurante.

E' il primo giocattolo che il neonato riesce ad afferrare. Nei primissimi mesi di vita del bambino potrete vedere che spesso il sonaglietto viene solo tenuto in mano. Questo non vuol dire che non gli piaccia o non ci vuole giocare, ma semplicemente che il suo apparato muscolare non è ancora pronto per muovere un oggetto che per lui è così pesante.
Più avanti, già intorno ai tre mesi è possibile che il bambino cominci a muovere il sonaglio, ne sente il rumore e di conseguenza prova a portarlo alla bocca, per conoscerlo. Spesso ancora gli cadrà di mano e non sarà in grado di riprenderlo. Anche questo non vuol dire che non gli piaccia.

Un buon accorgimento sarebbe quello di offrirgli il sonaglietto alternativamente a entrambe le mani, in modo tale che faccia esperienza di 'muovere-sentire-cercare di portare alla bocca/portare alla bocca' da entrambi i lati del corpo. In questo modo imparerà lo stesso schema motorio sia con una manina che con l'altra, sentirà il sonaglietto più vicino ad un orecchio e poi all'altro.
Crescendo il bambino sarà in grado non solo di portarsi il sonaglietto alla bocca, dopo averne sentito il suono, ma anche di guardarlo.

In pratica, il sonaglio va a stimolare diversi apparati del bambino.
E' importante avere a disposizione un gran numero di sonagli che abbiano un diverso suono, una diversa consistenza, diversi colori.
I diversi suoni stimoleranno con varie frequenze, l'apparato uditivo; le diverse consistenze andranno a sviluppare maggiormente il tatto (la sensibilità delle mani e della bocca) e i muscoli, grazie al diverso peso dei vari materiali con cui i sonaglietti saranno fatti; i colori stimoleranno maggiormente il canale visivo.

I sonagli si possono anche costruire, basta un filo, degli oggetti con un buco e unire il tutto, come questi nella foto accanto.
Un gioco inventato da alcune mamme, consiste nell'unire due sonagli con un cordoncino, mettere uno di questi sonagli nella mano del bambino e vedere se prova a prendere l'altro che è rimasto a penzoloni.
Fabbricare sonaglietti, non solo allena la fantasia della mamma, ma anche quella del bambino.


Un po' di curiosità - il sonaglio nella storia

La parola sonaglio deriva dal greco krotalon che significa appunto "sonaglio", e si riferisce al tipico sonaglio di anelli cornei presente sulla parte finale della coda dei serpenti chiamati 'crotali' in italiano.

Si chiama sonaglio anche uno degli strumenti indispensabili per lo sciamano. Il suo suono ritmico sintonizza chi lo agita e gli spettatori con il movimento vibratorio, di espansione e contrazione, in cui pulsa l'intero universo.
Lo sciamano utilizza il sonaglio anche per purificare una persona e l'ambiente dalle tensioni presenti.

La 'mela sonaglio' è una varietà di mela che, quando è matura, ha i semi completamente liberi nelle ampie cavità dell'ovario, per cui se la si scuote emette un suono sordo da cui il nome "sonaglio".
Tra gli oggetti che popolano la vita quotidiana dell'uomo primitivo alcuni si rivelano eccellenti mezzi per produrre suoni e ritmi: riempiendo zucche o noci di cocco di semi o piccoli sassi si ottengono sonagli.

I sonagli esistono nelle attività contadine e pastorali, per il richiamo degli animali, e nella tradizione della maggior parte delle popolazioni usati per danze e feste di grandezze e suoni variegati.

In India vengono usati in vari modi e in vari stili musicali. Il modo più usato è come cavigliera per la danza Katakali.

In Uganda gruppi di sonagli vengono legato al polso dei neonati o dei bambini appena sono in grado di muovere i primi passi.

In Grecia molte mamme proponevano il gioco del sonaglio al loro bambino, sia perché con il suo suono ne attiravano l'attenzione, sia perché il sonaglio allontanava il malocchio. Era quindi presenta una doppia funzione del sonaglio: come gioco e come amuleto.

Il 'sitro' era uno strumento musicale, una specie di sonaglio, sacro ad Hathor (divinità mitologica egiziana, protettore delle sorgenti del Nilo e della forza ricreatrice delle inondazioni). Due sono i tipi più comuni: il primo era una scatola a forma di naos sopra una testa di Hathor, con volute decorative sui lati (il sonaglio era dentro la scatola); il secondo consisteva in un bastoncino di metallo con dischi mobili sopra una testa di Hathor più piccola, infilati in una sbarra trasversale; entrambi i tipi avevano lunghi manici.

Il sonaglio è praticamente sempre stato presente nella vita dell'uomo, e continua ad essere presente in tutti gli ambiti di vita: quello lavorativo (i contadini lo mettevano e tutt'ora lo mettono al collo di mucche e altri animali), quello artistico e di aggregazione sociale (musica e danza) e con i neonati come gioco e amuleto.

Il sonaglio rimane uno dei migliori giochi per il neonato.

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